La viticoltura e olivicoltura hanno da sempre svolto un ruolo centrale nell’economia agricola di Morano Calabro. Queste pratiche tradizionali, tramandate di generazione in generazione, rappresentano un patrimonio culturale e produttivo di grande valore.
La viticoltura nelle campagne moranesi non differiva sostanzialmente da quella praticata in altre zone. La pigiatura dell’uva avveniva calpestandola a piedi nudi, un metodo antico che garantiva la rottura delicata degli acini. Questa operazione veniva eseguita in tini di legno o in vasche di muratura, spesso collocate in piccole costruzioni appositamente realizzate nei vigneti. Tale soluzione permetteva di ridurre i costi di trasporto e, probabilmente, di eludere alcune tasse sui consumi.
Come per la viticoltura, anche l’olivicoltura moranese seguiva metodi consolidati nel tempo. La raccolta delle olive era, e in parte è ancora oggi, affidata principalmente alle donne. La molitura avveniva nei frantoi a trazione animale, dove asini e muli, bendati, azionavano una macina di pietra all’interno di una vasca in muratura.
Nel XIX secolo, a Morano Calabro si contavano ben diciannove frantoi, appartenenti alle famiglie più abbienti del paese. Questa ampia diffusione testimonia l’importanza dell’olivicoltura nell’economia locale.
Gli avvicendamenti colturali, praticati a Morano fino a pochi decenni fa, prevedevano rotazioni biennali o triennali:
Le leguminose da foraggio erano invece quasi inesistenti. I prati artificiali comparvero nelle campagne moranesi solo dopo l’arrivo dei coloni marchigiani.
L’irrigazione avveniva (e in parte avviene tuttora) principalmente per imbibizione, un sistema ideale per irrigazioni umettanti e fertilizzanti. In passato, questa pratica veniva eseguita a piedi nudi e poteva svolgersi anche di notte, seguendo i turni stabiliti dal regolamento locale per l’uso delle acque.
La fertilizzazione del suolo si basava quasi esclusivamente sul riposo e sulla stabbiatura. Il letame, soprattutto quello ovino, rappresentava la principale fonte di concimazione per i seminati e gli oliveti. L’impiego di fertilizzanti chimici rimase molto limitato fino al secondo dopoguerra.