La sezione museale dedicata agli opifici idraulici nella campagna moranese offre una panoramica storica sugli impianti idraulici che, in passato, hanno giocato un ruolo cruciale nell’economia rurale. Collegata alla sezione sulle risorse naturali, con particolare attenzione all’acqua, questa parte del museo documenta l’importanza dell’acqua non solo nell’ambito agricolo, ma anche come forza motrice utilizzata nei mulini e nelle gualchiere.
Gli opifici idraulici, tra cui mulini ad acqua e gualchiere, hanno avuto una funzione fondamentale nelle comunità locali. I mulini, in particolare, occupano un posto di rilievo nella sezione museale, come dimostrato dalla vasta documentazione esposta, che include foto d’epoca, carte tematiche, disegni e plastici che raccontano la storia di questi impianti.
I mulini ad acqua presenti nella campagna moranese seguivano lo stesso modello degli impianti situati in altri paesi del bacino del Coscile. Il modello più comune era quello del mulino greco o scandinavo, caratterizzato da un unico albero motore verticale, con la ruota idraulica fissata nella parte inferiore e la macina girevole sopra quella fissa. Sebbene questo sistema fosse primordiale, sfruttava al meglio la forza dell’acqua e aveva il vantaggio di essere costruito principalmente in legno, senza l’uso di ingranaggi complessi, a differenza del mulino vitruviano.
Nel territorio moranese, un tempo operavano sei mulini ad acqua. Due di questi meritano particolare attenzione:
Gli altri quattro mulini includevano:
I mulini e le gualchiere della campagna moranese non solo raccontano la storia di un tempo in cui l’acqua era una risorsa fondamentale per la vita quotidiana, ma sono anche un simbolo dell’ingegneria rurale che ha caratterizzato la regione. Oggi, questi impianti rappresentano un’importante risorsa culturale e storica da preservare e conoscere.